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25/03/2006
Kyoto: la purezza dei giardini Zen
Kyoto non è solo il simbolo dell´omonimo Protocollo, e quindi, in qualche modo, dell´inquinamento della Terra. E´ molto di più. Oggi è una metropoli di un milione e mezzo di abitanti, centro universitario culturalmente apprezzabile. Il suo nome trae origine dal ruolo che rivestiva nell’antichità, per il quale fu fondata nel 794 dall’Imperatore Kammu: era la capitale. Da allora fu sede imperiale fino al 1868, quando l’imperatore Meiji si trasferì a Tokyo. Il centro storico è ben conservato grazie al fatto che i bombardamenti della seconda guerra mondiale lo hanno evitato. Questa bella città, che si estende lungo il fiume Kamo, tra verdi colline, era dunque famosa ben prima che il mondo occidentale la scegliesse come sede per le sue trattative. A Kyoto si trovano alcuni tra i più belli e noti giardini zen, patrimonio della cultura giapponese. Il loro valore va al di là del semplice abbellimento estetico: essi si integrano alla perfezione in un certo filone della filosofia orientale. Costituiscono uno stimolo alla meditazione, aiutano a trovare l’equilibrio interiore, la serenità. In essi la natura viene riproposta in una forma sintetizzata e altamente simbolica. Sono opere d’arte, periodicamente rielaborate in alcune loro parti, che cambiano, come la realtà che non è fissa ma in costante mutamento. I giardini zen, kare sansui (paesaggi secchi), vengono allestiti in spazi piuttosto ridotti, utilizzando per lo più pietre e ghiaia, talvolta anche muschio. In alcuni casi la vegetazione è usata come sfondo. Le pietre sono selezionate con grande cura. Ogni passaggio nella realizzazione è frutto di scelte precise. Il risultato deve essere un perfetto equilibrio tra le diverse componenti. Oggi questo genere di giardini è raro da ammirare, anche perché solitamente si trovano nei templi, non nelle case private. Inoltre sono sempre in luoghi isolati e protetti, nei cortili interni degli edifici e sono circondati almeno in parte da un portico rialzato. Sono a pianta rettangolare, cosa che garantisce gli effetti ottici voluti. Le pietre, che richiamano filosoficamente delle isole, devono essere levigate dalla natura e di colore grigio medio. Qualsiasi elemento troppo chiaro o troppo scuro, con caratteristiche evidenti, focalizzerebbe l’attenzione ed intaccherebbe l’armonia dell’insieme. Le pietre che compongono un giardino sono in numero dispari, sia come gruppi che come elementi dei gruppi stessi. Nell’arte giapponese viene accuratamente evitata la simmetria. Il fondo sul quale vengono sistemate le pietre è fatto di ghiaia, anch’essa di colore neutro uniforme, che viene di tanto in tanto rastrellata, seguendo ispirazioni diverse. Un drenaggio impedisce che l’acqua piovana ristagni. La tecnica di questi giardini è stata perfezionata nel corso del XVI secolo, la stessa epoca in cui prese forma la cerimonia del tè. La cultura occidentale non possiede gli strumenti per comprendere a fondo questa affascinante forma espressiva, ma anche per i giapponesi moderni i giardini zen sono più che altro retaggio di altri tempi. Il più noto di essi si trova proprio a Kyoto, ed è il giardino del tempio di Ryoan-ji (nella foto).
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