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Letture Curiosità dal mondo |
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| 20/01/2010 |
| L'aura boreale, in Norvegia |
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«Nessuna matita può disegnarla, nessun colore può dipingerla e nessuna parola può descriverla in tutta la sua magnificenza» Julius von Payer, esploratore australiano, (1841-1915)
Secondo recenti stime dell'Onu, la Norvegia è il miglior paese in cui vivere, almeno quello in cui si registra il tenore di vita più alto, come il Pil pro capite, il più alto livello di parità tra i sessi, e in cui sono migliori il livello di istruzione e le aspettative di vita. Quasi inutile aggiungere che la Norvegia, tutta, è di una bellezza mozzafiato, per la sua natura e per l'armonia con cui vi si inseriscono gli insediamenti umani. Da Oslo, e ancora più a sud, fino a Capo Nord si susseguono spettacoli emozionanti, dal punto di vista paesaggistico e come fenomeni caratteristici. A tal proposito, da queste parti la natura è davvero generosa: d'estate il "sole di mezzanotte", d'inverno la "notte polare", e, ad inizio primavera e in autunno inoltrato, è possibile ammirare l'"aurora boreale". Proprio in questo periodo dell'anno, dunque, chi non teme il buio e il freddo, può assistere ad uno spettacolo che, come raccontava l'esploratore norvegese Fridtjof Nansen, "va al di là di qualunque cosa si possa sognare". Teoricamente l'aurora boreale è ben visibile in tutto il territorio norvegese, ma le zone più a nord sono certamente le migliori per godersi lo spettacolo, in quanto più vicine ai poli e perché a bassissima densità abitativa e quindi non disturbate dalle luci dei grandi centri abitati. L'orario migliore, ma sempre che si abbia molta pazienza e si sia fortunati, va dal tardo pomeriggio all'una di notte. Il massimo di frequenza di aurore polari si registra nella fascia compresa tra 60° e 70° di latitudine, ma possono verificarsi anche a latitudini inferiori, fino intorno ai 40° (l'Italia centrale ad esempio), quando l'attività solare è molto intensa. Si tratta infatti di un fenomeno costante ma che varia proprio in relazione all'attività solare. Perché è da lì che tutto ha origine. Fino ad un secolo fa nessuno sospettava che dietro a queste impressionanti manifestazioni della natura ci fosse il Sole. Oggi è tutto più o meno chiaro: un anno fa gli ultimi risultati delle ricerche scientifiche. Dalla Nasa, l'agenzia spaziale americana, il fenomeno nasce da sottotempeste elettromagnetiche generate dall'incontro delle linee del campo planetario con quelle del campo terrestre. Un passo indietro. Una definizione scientifica ci dice che le aurore boreali (o meglio, aurore polari, visto che si manifestano allo stesso modo nelle regioni australi) sono dei fenomeni luminosi multicolori (che dipendono soprattutto da quali gas sono presenti nell'atmosfera), spesso verdastri, altre volte rossastri, che si manifestano anche per molte ore di seguito come "strisce" o "tendoni" o "colonne" che possono coprire anche una notevole proporzione di un quadrante celeste. Il loro meccanismo fisico è ormai chiaro: esse sono prodotte dalle collisioni che, a quote superiori agli 80 km, avvengono fra particelle cariche (elettroni, protoni e particelle pesanti, che viaggiano ad una velocità tra 300 e 1.000 km al secondo) provenienti dalla magnetosfera con atomi e molecole dell'alta atmosfera. Le particelle cariche di energia provengono dal vento solare e, quando penetrano nella magnetosfera della Terra, cominciano a viaggiare velocissimi in direzione del campo magnetico terrestre, convergendo verso i poli: quando collidono con gli atomi della ionosfera (a 120.000 chilometri dalla Terra) fanno scintille ed emettono luce. La Nasa ha scoperto che queste improvvise esplosioni di energia magnetica aumentano anche la carica di alcune "sottotempeste". E proprio queste sarebbero all'origine dei chiarori tipici delle aurore e dei loro particolarissi movimenti, della loro "danza". Alla base di tanti approfondimenti scientifici c'è il fatto che tali "sottotempeste" spesso accompagnano tempeste magnetiche che causano danni ai satelliti, alle navicelle spaziali e ai sistemi di comunicazione. Da ricordare che fu il nostro Galileo Galilei ad usare per primo il termine "aurora boreale": alla latitudine italiana queste si manifestano infatti prevalentemente nei toni del rosso, richiamando quindi l'aurora comunemente intesa, quella che segue l'alba; boreale in quanto in relazione al polo nord e all'emisfero settentrionale. Anche se oggi sappiamo che anche quello australe, o meridionale, è coinvolto allo stesso modo.
Storia nella storia si ricorda la supertempesta solare del 1859, "la grande aurora", la più violenta mai registrata, durante la quale, i fenomeni luminosi apparvero fino ai Caraibi. Tutte le strumentazioni dell'epoca, dalle bussole ai telegrafi, andarono in tilt. Con la tecnologia attuale, in una situazione del genere, la Terra tutta si bloccherebbe. Si calcola che fenomeni di tale potenza si verifichino solo ogni 500 anni. Nel 1960 un evento molto meno violento di quello del 1859 provocò interruzioni radio in tutto il pianeta. Ma questi per fortuna sono casi davvero eccezionali. Sappiamo che l'attività magnetica solare ha un ciclo di undici anni. Nel 2008 è iniziato il nuovo ciclo e possiamo attenderci quindi nuove aurore polari significative. In Italia le più recenti degne di nota si sono verificate nel marzo 1989 e nell'aprile del 2000.
Folclore Non stupisce affatto che la cosiddetta Danza delle luci del Nord, bellissima e inquietante, abbia fatto nascere nei secoli superstizioni e leggende e sia stata fonte di ispirazione per tanti artisti e letterati. Nel tentare di spiegare un fenomeno che ancora oggi stiamo studiando, la fantasia di coloro che ci hanno preceduto è davvero volata alta. Per i vichinghi erano le Valchirie che cavalcavano nel cielo a causare quei bagliori con le loro scintillanti armature. Credevano anche che potessero essere i riflessi delle anime di fanciulle morte che volevano vendicarsi sugli uomini. Ne avevano paura e non lasciavano che i bambini uscissero di casa durante le aurore boreali. Spesso infatti, anche in altre culture come quella degli Inuit, si tendeva ad accomunarla con gli spiriti dei morti di morte violenta o dei bambini. Si diceva "dio è arrabbiato quando l'aurora fiammeggia" e lo si interpretava come il presagio di imminenti disastri. Gli eskimesi, più spiritosi, credevano che fosse creata dagli spiriti che si divertivano a giocare a calcio nel cielo, quando il sole era lontano. Positivi anche i giapponesi per quali era di buon auspicio concepire un bambino durante un'aurora polare. Per gli indiani del Nord America erano i riflessi di una "danza del fuoco" ballata dai folletti. Nello Sri Lanka ancora oggi è un messaggio del Buddha. Tornando in Europa, in Finlandia il termine che indica l'aurora boreale è revontulet, il "fuoco della volpe", la volpe artica che correndo sulla neve e strusciando la sua grande coda sulla neve crea scintille di luce nel cielo, intendendo in senso più ampio "qualcosa di magico". Ancora più creativa e romantica la leggenda danese secondo la quale dei cigni che volavano verso nord rimasero catturati dal ghiaccio e ogni volta che sbattevano le ali per liberarsi creavano i bagliori di luce. Da quelle parti i bambini sanno che sventolando indumenti bianchi si fa aumentare il movimento dell'aurora! I sami, o lapponi, conoscono il fenomeno come guovssahas, "luce che può essere udita". Tendevano ad associare l'aurora boreale con i suoni che a volte si associano ad esse. Questo è un aspetto interessante perché ancora oggi non chiaro. Durante l'apparizione di un'aurora, o nel caso di meteore particolarmente luminose che entrano nell'atmosfera, si possono sentire suoni, simili a sibili, definiti suoni elettrofonici. Ma questa è un'altra storia, ancora tutta da spiegare.
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