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Letture Musicology |
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| 04/03/2010 |
| Soul II Soul, uno stile di vita |
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A happy face, a thumping bass for a loving race.
Cambiano i tempi, diverso il modo di dimostrarlo, ma l'esigenza di "pace e amore", inutile negarlo, è sempre viva nei giovani, e negli adulti, di ogni epoca. Chi la esorcizza in manifestazioni ribelli, chi cerca di condividerla con gioia… ognuno di noi, in fondo in fondo al cuore, vuole solo stare bene. Un bel po' di tempo fa c'erano gli hippy a ricordarcelo, oggi ci provano, forse, i no global (con tutte le necessarie prese di distanza da ogni strumentalizzazione partitica). Ma qui è di musica che si parla, e la musica è il più potente mezzo di comunicazione del mondo giovanile, Woodstock e i Live Aid insegnano. Si potrebbe scrivere la storia del nostro secolo attraverso le canzoni, i cantautori, i gruppi. E un pezzo di questa storia, negli anni Novanta, lo hanno scritto i Soul II Soul. Cresciuti nel fertile humus urban-underground londinese, pelle nera anima multicolor, Jazzie B, Daddae Harvey, Jazzie Q, Aitch B, erano uniti dall'esperienza di sound system, le serate a base di musica reggae e dub, con i bassi che pompavano sul serio. Fondamentale l'incontro tra Jazzie B e Nellee Hooper, uno dei membri fondatori della cooperativa di dj denominata Wild Bunch, e produttore. Era la fine degli anni Ottanta quando il collettivo si trasformò in una band, i Soul II Soul (un nome che la dice lunga), che fin dal suo esordio si fece notare a livello internazionale, anche grazie alla splendida voce femminile, quella di Caron Wheeler, e a brani magnetici come Keep on movin' e Back to Life, i loro due single di più grande successo, all'epoca veri must per le discoteche di tutto il mondo. Ballare sulla musica dei Soul II Soul era ed è un grande piacere, una terapia psicocorporea, un modo per distaccarsi dalla routine, divertirsi e rilassarsi, senza bisogno di altro. Del resto, cos'altro serve per star bene se c'è funk, soul, hip hop, reggae… Questa fusion rivoluzionò la dance music, ponendo le basi per tutte le evoluzioni degli anni Novanta. «Prima dell'Africa Centre (noto centro sociale e culturale di Covent Garden), organizzavamo feste davvero eccitanti nei magazzini -ha raccontato Jazzie B-. A metà anni Ottanta l'intera scena Acid House stava scadendo. Eravamo in un periodo di passaggio, dall'ambiente dei magazzini ci stavamo indirizzando verso le zone più qualificate della città, e tra le molte possibilità decidemmo di fare base all'Africa Centre di Covent Garden che all'epoca era in parte un rifugio per gli esuli. è stato un luogo ideale per la scena culturale britannica dell'epoca, dove si sono incontrate musica e nazionalità da tutto il mondo. Era il genere di ambiente in cui veniva spontaneo uscire in strada e invitare quelli che incontravi a far festa con te. Era un luogo davvero straordinario e credo che l'atmosfera, le vibrazioni che emanava, lo hanno reso così speciale. è dove abbiamo imparato a lavorare, dove abbiamo incontrato la fidanzata o il fidanzato, dove abbiamo imparato tutto sulla moda, sull'arte… ed è dove nacque il nostro slogan: "A happy face, a thumping bass for a loving race". La mente dei Soul II Soul era Jazzie B (alias Trevor Beresford Romeo), dj di talento, mente brillante, spirito imprenditoriale. Ma la perdita di Nellee Hooper, che lasciò il gruppo per produrre i Massive Attack, e quella di Caron Wheeler, che partì per altri lidi, resero orfano il "progetto" Soul II Soul, pian piano sempre più vuoto. Anche se complessivamente hanno venduto 7 milioni di album, 20 milioni di singoli e si sono guadagnati 2 Grammy Awards. L'ultimo album, il quinto, è del 1995, ma Jazzie B non si è certo perso d'animo ed ha continuato a lavorare assiduamente in numerose direzioni sul tema della musica come stile di vita. Lo si può ascoltare nella sua trasmissione settimanale su Radio BBC, lo si può incontrare nei luoghi "di tendenza" di Londra. Per chi volesse provare l'emozione di una full immersion nello stile Funki Dred, da alcuni anni si svolge ad Antigua un evento dal titolo "Back To Life", un festival che rende omaggio a quell'epoca, in un ambiente dove impazzano "sole, sabbia, sound". E soprattutto c'è Jazzie B e ci sono i suoi amici che ci ricordano come il sogno sia ancora vivo e vegeto: bastano "una faccia contenta, un basso che picchia forte per una razza felice"!
Music trascends every language, every barrier, every drama. Jazzie B
funki dred «Il Funki Dred - racconta Jazzie B - era una combinazione di un sacco di idee diverse, religiose e spirituali, e di energie che nascevano all'epoca. Molti di noi andavano in chiesa ma erano critici e c'era un senso di ribellione verso certi dogmi… cercavamo di trovare la nostra identità. […] Nella visione afrocentrica che impazzava in America, ci sembrava spontaneo ascoltare e fare musica Reggae e Dub. Tutte queste diverse idee erano spunti ma noi sentivamo davvero l'esigenza di dare un senso alla nostra identità, così invece di farci tutti la capigliatura dreadlock, decidemmo di inventarci un nuovo stile. Abbiamo preso in prestito un po' di questa spiritualità e filosofia [della religione rasta, ndr] e ce ne siamo usciti con quello che abbiamo battezzato "Funki Dred" e che poi ha preso vita propria. Penso che un sacco di gente ci si siano identificate - nere, bianche, gialle, rosa e marroni - portando avanti ciascuno le proprie idee e sposandole con la musica e la moda secondo il nostro stile.» |
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